23 febbraio 2008

La Sinistra-l'Arcobaleno: siamo di parte. Contro le ingiustizie e la precarietà

Per una nuova comunità e una vera opposizione: l’Assemblea dell’Eliseo

di Stefano Bocconetti

Prove di comunità. Tentativi di costruire una nuova comunità. Ed è forse l'obiettivo più difficile. Perché va costruita assieme ad una campagna elettorale già tutta in salita. Dove i più forti, senza neanche modificare le regole elettorali, vorrebbero imporre la "legge" di due soli partiti. E, invece, dentro questa competizione la sinistra - la "Sinistra-l'Arcobaleno" - non solo chiede voti, decisivi perché ci sia un'opposizione in questo paese, ma prova a ridisegnarsi. Prova a costruire un nuovo soggetto: unitario, plurale. Tenta appunto di «chiamarsi in una nuova comunità». Che ieri ha fatto la sua prima uscita in un teatro della capitale, l'Eliseo.

Piccolo, troppo piccolo per ospitare tutta le persone che volevano assistere all'iniziativa. Molti sono dovuti restare fuori. E ci sono stati anche momenti di tensione con l'apparato di sicurezza del teatro. Tutto comunque è andato come doveva andare: anche perché Fausto Bertinotti, candidato premier e leader di questa nuova formazione, prima di entrare in sala, s'è intrattenuto a lungo, in strada, con le persone.
Parlando, ascoltando. Raccogliendo domande. Sì, perché la prima manifestazione pubblica della "Sinistra l'Arcobaleno" non ha avuto nulla, proprio nulla della tradizionale manifestazione elettorale. A tratti addirittura "spartana". Quella all'Eliseo, insomma, è stata soprattutto un'assemblea. Nella quale la sinistra ha soprattutto voluto ascoltare, capire, dialogare con la sua "gente". Per capire come delineare i punti chiave del programma che sottoporrà agli elettori.

Un'assemblea anomala a cominciare dalle breve introduzione di Daniele Silvestri. Che s'è rivolto a Bertinotti salutandolo «zio Fausto». Ma anche lui, musicista di fama, non ha concesso nulla allo spettacolo. Ha raccontato le battaglie che si stanno costruendo nel mondo dello spettacolo per superare la piaga della precarietà. Ha raccontato che la parola d'ordine del «si può fare», importata da Veltroni, può essere sostituita da un'altra, assai più affascinante: «Noi abbiamo già provato a farlo». Che è lo slogan che unisce un universo della sinistra che anche in questi anni ha provato a cambiare. A cominciare dalle cose che le erano più vicine, a cominciare dalle piccole cose. Un esempio? Questa stessa manifestazione, questa stessa sala stracolma in ogni settore. Qui, l'elettricità che alimenta luci e microfoni, è fornita da una piccola centrale fotovoltaica, che fa bella mostra di sé sul palco. «E' alimentata dal sole, non dal petrolio». Si può fare, insomma, si può cominciare dalle piccole cose (che forse non sono così piccole). Può servire da lezione alla sinistra. Sapendo - lo dirà ancora Daniele Silvestri - che questo arcipelago che prova a costruire un'altra società non «farà sconti quanto dovrà valutare il lavoro fatto».

E si continua così. Con cinque racconti. Cinque storie diverse, cinque storie raccontate in prima persona. Cinque denunce che diventano altrettante domande alla sinistra. Perché raccolga questi temi nei suo programmi, nei suoi obiettivi. E così c'è un giovane immigrato di Padova - non dice il suo nome - che viene proprio dal quartiere attorno a via Anelli. Quel ghetto che ha riempito tutti i quotidiani tempo fa, quando l'amministrazione decise di costruire un muro di cinta per separare la comunità di migranti dal resto della città. Lui non si limita a denunciare, non si limita a raccontare la delusione per un governo che non è riuscito ad abolire la Bossi-Fini. E chiede: chiede che anche questo esecutivo, dimissionario, mantenga almeno un impegno. E modifichi la legge sui permessi. Bertinotti gli darà ragione, chiedendo, che «in articulo mortis», almeno alla sua fine, l'esecutivo mostri una «volontà di risarcimento», che pure gli aveva permesso di vincere le elezioni.

E c'è poi Silvia, che fa domande scomode. Narra la sua vita di precaria, di precaria laureata, con un'alta qualificazione. Che fa lavori altamente qualificati ma mai riconosciuti nella giungla di contratti "co.co.pro". Racconta della sua doppia discriminazione: come giovane e come donna. E chiede alla Sinistra di rappresentarla in politica. Ma esattamente con le priorità che lei indica: prima le donne precarie.

E c'è poi Salvatore Cannavò. Anche di lui si sono occupati i giornali poco tempo fa. Omosessuale, fu lasciato a piedi - di notte - da un tassista, che non sopportava i gay. Lui fa la domanda che imbarazza tutti qui in sala. E la fa rivolgendosi direttamente alla prima fila, dove sono seduti i segretari di Rifondazione, Giordano, del Pdci, Diliberto, dei Verdi, Pecoraro, della Sinistra democratica, rappresentata da Titti Di Salvo, da tanti esponenti parlamentari. E dice: dopo il "nulla" di questi due anni di centrosinistra, che farete ora per sconfiggere le discriminazioni?

E poi c'è Mauro, medico di un piccolo paese nelle montagne attorno a Roma, Allumiere. Che è anche al centro del più grande polo di produzione d'energia, quello stretto fra Civitavecchia e Montalto di Castro. Dove l'Enel ha già convertito e vuole continuare a convertire a carbone le centrali. E Mauro racconta la sua esperienza, la sua duplice esperienza: di medico di famiglia e di paziente. Lui che s'è dovuto far operare di tumore alla laringe in una zona dove i tumori sono in crescita esponenziale. E c'è il racconto, toccante, di Cristina Grasso. Figlia di un commerciante che non si piegò al racket della 'ndrangheta e per questo fu assassinato. Lei ha scelto, nonostante tutto, di restare a vivere a Locri, in Calabria. Lei ha scelto di continuare la battaglia contro le cosche. E alla sinistra, alla sua "sinistra" - che ispirò anche gli ideali di suo padre - chiede più impegno su questo tema. A cominciare dai nomi che si mettono nelle liste elettorali. La accoglie un boato.

Ed è in questo clima che prende la parola Bertinotti. Anche qui, un Bertinotti molto informale. Che comincia appellandosi agli «amici e ai compagni». Un incipit antico, da tempo forse un po' in disuso. Due parole che servono però a portarlo subito dentro il tema che vuole affrontare: quell'«amici e compagni» serve per una sorta di reciproca accettazione delle diversità. Che vanno però riconosciute in un'unica comunità, la nuova sinistra. Che si vuole cominciare a costruire proprio cominciando da questa campagna elettorale.

Un compito che sembrerebbe impossibile, difficilissimo. Eppure, non si parte da zero. Perché Bertinotti ha la sensazione che «sotto il cielo d'Italia ci sia più sinistra di quanto non sia visibile nella politica».

Una sinistra diffusa, sotterranea che - esattamente come qui all'Eliseo - pone domande. Che riguardano l'immediato - cosa fare ora, come costruire, ampliare consensi alla "Sinistra-l'Arcobaleno" - ma che riguardano anche il dopo elezioni. Il «come costruire un futuro» alla sinistra. Come costruire, insomma, il nuovo soggetto unitario e plurale.

E qui, il candidato premier dice un'altra cosa un po' fuori dagli schemi. Dice che prima ancora che nel dettaglio delle proposte, quel "futuro" si costruisce con un metodo. Con un atteggiamento: «Dobbiamo tornare in sintonia, in connessione sentimentale col nostro popolo», dice, citando Antonio Gramsci.

Oggi tutto questo significa avere capacità di ascolto. Significa che la partecipazione non può diventare un optional per la nuova sinistra, deve diventare il suo modo d'essere. Solo insieme alle persone, ai movimenti, solo insieme a chi non si rassegna al mondo così com'è, si può cominciare a disegnare un'alternativa di società. Solo insieme, insomma, si può cominciare a delineare «il senso di dove vuoi andare».

Poche parole che bastano a raccontare una sinistra che ha scelto di elaborare una propria visione delle cose, che ha scelto di pensare in modo autonomo. E tutto questo si lega alla campagna elettorale. Perché molti osservatori hanno fatto notare che, al di là di un programma fragile e scopiazzato, le carte di Veltroni sono soprattutto nelle idee forza che ha gettato nella disputa. Idee discutibili, certo, sbagliate, ma comunque idee. E la sinistra?

Anche la sinistra ce l'ha. E' quella che Bertinotti ha chiamato il «bandolo della matassa». O, in un altro passaggio, i «simboli piantati nella testa delle persone», citando la prefazione al Capitale. E l'idea forza della nuova sinistra, la sua idea orgogliosamente definita «di parte», è «nel rifiuto ad accettare la logica della precarietà permanente».

Beninteso, il Presidente della Camera non si riferisce solo al lavoro. Certo, parte da qui, raccontando come l'instabilità del rapporto di lavoro serva all'ultimo capitalismo. Ma dal lavoro, la precarietà si è estesa a tutti i rapporti. Ha investito la sfera personale, ha plasmato il rapporto fra il genere umano e la natura. Ha invaso i rapporti sociali, minandone la coesione. La precarietà è intervenuta a disegnare un vero e proprio modello di società.

Ed è qui che Bertinotti parla del piddì. Rifiuta l'analisi di chi vorrebbe un partito democratico uguale in tutto al partito delle libertà. Ma dice: c'è una destra, iperliberista, che disegna un modello fondato sull'esclusione, sulla disuguaglianza. E c'è un piddì che accetta le premesse - il modello è questo e non si discute - e si limita a provare ad attenuarne gli effetti. Provando solo ad includere qualcuno e qualcosa. Con qualche caduta di stile, come quando i democratici parlano di «crescita». Termine e idea contestata da decenni non solo dagli ambientalisti ma dagli stessi settori più attenti dell'imprenditoria. Ma è comunque l'intera filosofia dei democratici, il loro restare tutti «dentro» i confini del modello dato, a raccontare che non può essere quella l'alternativa alla destre.

Alternativa che invece c'è, deve tornare ad esserci. Un'alternativa che cominci a riparlare del lavoro, dei lavoratori dopo decenni in cui il tema è stato relegato ai margini. Che riparta dalla natura, superando le vecchie contrapposizioni - che pure hanno segnato la storia del movimento operaio - fra difesa dell'occupazione e difesa dell'ambiente. Che si fondi sulla persona. Ed è qui che Bertinotti affronta il tema della laicità. La rivendica, non solo nell'accezione liberale (alla quale, comunque, «tanto di cappello»). Lui pensa ad una nuova definizione di laicità, ad una nuova frontiera: non all'idea risorgimentale ma come filosofia alla base di una convivenza fra diversi. Garanzia di diritti per tutti e non solo. Garanzia che le differenze siano valorizzate, diventino lo strumento per costruire contaminazioni, integrazione. Per costruire una nuova identità culturale. E qui dentro ci sono anche le istanze di libertà proposte dalle donne. Istanze che rappresentano - simbolicamente - un intero mondo: c'è chi non si limita a dominare la forza lavoro, il plus lavoro. Ora vogliono dominare le mente, i tempi, i corpi. Chi si ribella, le donne, quasi solo le donne, viene represso, disprezzato, relegato ai margini.

Ecco, la sinistra. Fra poco - l'ha promesso Bertinotti a quella folla che non è riuscita ad entrare ieri all'Eliseo -, il 2 marzo, ci si rincontrerà per parlare del programma. Punti dettagliati sui quali costruire proposte e battaglie. Ma anche il miglior programma da solo non basta. Ci vuole qualcosa in più. Ci vuole un'idea, un progetto mobilitante. La sinistra, la nuova sinistra italiana, da ieri ce l'ha.

21 Febbraio 2008

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11 febbraio 2008

Forum on-line con Franco Giordano


Martedì 12 febbraio ore 15


forum on-line con il segretario nazionale PRC-SE


Franco Giordano





Per intervenire nel forum è necessario essere registrati. La registrazione si può effettuare da martedì 12 febbraio (cliccare "Registrati" e seguire le indicazioni, la registrazione sarà completa dopo la verifica inviata all'indirizzo email da voi segnalato). E' possibile porre domande solo durante l'orario previsto: martedì 12 febbraio 2008 dalle 15.00 alle 16.00, cliccando "NuovoTopic".




7 febbraio 2008

Il Governo Prodi è caduto, il 13 e 14 aprile si vota...

In questo periodo pre-elettorale, spopolano i sondaggi, sono ovunque in TV, su internet, sui giornali... C'è un sondaggio in particolare che interessa in particolar modo il popolo di sinistra... Tu cosa ne pensi?



MANNHEIMER; il 52% degli elettori di SINISTRA vuole la FALCE e il MARTELLO.
7 feb. - Presentarsi o no con il simbolo comunista della falce e martello? Il dilemma che divide al momento la sinistra Arcobaleno divide anche i suoi elettori, stando almeno ai risultati del sondaggio svolto da Renato Mannheimer per la trasmissione 'Porta a porta'.
Prevale chi resta affezionato al vecchio simbolo o quanto meno lo ritiene opportuno e vantaggioso per la campagna elettorale ma i contrari si posizionano non molto sotto alla meta'.
Infatti, dice si' alla falce e martello il 52% degli elettori di sinistra mentre risponde no il 44% di essi in prevalenza Verdi anche all'interno della sinistra democratica, di Rifondazione e del Pdci seppure con percentuali piu' basse.
Alla stessa domanda, rivolta pero' a tutti gli elettori, sia di centrosinistra che di centrodestra, il 21% ritiene opportuno che la sinistra Arcobaleno inserisca nel suo simbolo la falce e martello mentre il 64% chiede di rinunciare allo storico simbolo del comunismo. (Adnkronos)

8 gennaio 2008

Sindacato per i militari: raccolta firme dell'ass. Ficiesse

I grandi cambiamenti avvenuti negli anni a livello nazionale ed internazionale in materia di modelli di difesa e di diritti dei militari, hanno prefigurato la filosofia del cosiddetto "militare di professione": la sospensione della leva obbligatoria nel nostro Paese è un segno tangibile.

In molti Paesi dell'Unione Europea la legislazione riconosce ai militari il diritto di associarsi e organizzarsi in sindacato.
Negli organismi istituzionali europei, l'Euromil (associazione europea di sindacati di militari) è riconosciuta da tempo come soggetto portatore d’interessi specifici da tutelare.

Nonostante ciò, in Italia non sono ancora stati superati molti "tabù" in materia di tutela e promozione della condizione militare.

L'associazione Ficiesse - Finanzieri Cittadini e Solidarietà, costituitasi nel 1999, in diverse occasioni ha ribadito che la filosofia organizzativa e gestionale propria degli apparati militari tradizionali sono incompatibili con le funzioni delle forze di polizia di un moderno stato democratico. Per cui si auspica un incisivo intervento legislativo che favorisca la creazione di forme di contatto tra cittadini militari in servizio nella Guardia di Finanza e società civile, superando così l'attuale "muro" che separa le due componenti.

Rifondazione Comunista si è dimostrata particolarmente sensibile ai problemi specifici della categoria militare in tema di smilitarizzazione della Guardia di Finanza e di sindacalizzazione e democratizzazione delle istituzioni militari, attraverso lo strumento dell'iniziativa legislativa (dei senatori Menapace, Pisa, Giannini, Palermi), attraverso l'impegno costante dell'On. Donatella Duranti e, a Ginosa, attraverso il nostro sostegno all'associazione Ficiesse per la raccolta firme per la petizione popolare a sostegno del DDL n. 1821 per "l'istituzione delle associazioni sindacali per il personale delle Forze armate e dei Corpi di Polizia ad ordinamento militare".


Per la sottoscrizione della petizione la nostra sede in Corso Vittorio Emanuele è aperta tutti i giorni dalle ore 20 alle 22.


Materiale scaricabile:




Di seguito riportiamo un comunicato del rappresentante Ficiesse Alessandro Calabrese, pubblicato sul sito http://www.ficiesse.it/


RACCOLTA PUBBLICA DELLE FIRME A GINOSA DI TARANTO PER LA PETIZIONE POPOLARE PRO-SINDACATO AI MILITARI, L’ADESIONE DEL CONSIGLIERE REGIONALE COSTANTINO E DELL’ASSOCIAZIONE ARCI (di Alessandro Calabrese)

La sezione territoriale di Busto Arsizio (VA) dell'associazione "Finanzieri Cittadini e Solidarietà – Ficiesse" ha organizzato a Ginosa (TA), nella mattina di domenica 23 dicembre 2007 in piazza Marconi, con il sostegno dell’associazione Arci, un punto di raccolta firme della petizione popolare a sostegno del disegno di legge n. 1821 per l’istituzione delle associazioni sindacali per il personale delle Forze armate e dei Corpi di Polizia ad ordinamento militare.

Insieme ai cittadini, il Consigliere della Regione Puglia, dott. Paolo Costantino (Partito Democratico) ha firmato la petizione e ha dichiarato che la porterà anche all’attenzione degli altri Consiglieri.

Particolarmente sensibile all'iniziativa si è dimostrato anche il Partito della Rifondazione Comunista di Ginosa, sezione Enrico Berlinguer, che sta dando forte sostegno a Ficiesse nella promozione dell'iniziativa.

L'approvazione del disegno di legge 1821 è quanto mai urgente e necessaria per superare l'ormai trentennale legge 382 e garantire i diritti sindacali ai militari come avviene in molti altri paesi europei. I militari chiedono di essere riconosciuti lavoratori, cosa che da trent'anni viene loro negata, per poter garantire un sereno svolgimento delle loro attività lavorative e maggiore trasparenza interna.

Numerosi sono stati i pronunciamenti a favore del sindacato per i militari, anche da parte delle attuali rappresentanze di tutte le Forze armate e di polizia a struttura militare, che con la legislazione attuale non riescono a garantire il pieno esercizio di alcuni diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione anche ai cittadini con le stellette.

Ringraziamo il consigliere della Regione Puglia, dott. Paolo COSTANTINO, la sezione di Rifondazione Comunista di Ginosa e l'ARCI (in particolar modo Stefano GIOVE e Vincenzo CALDARULO, che hanno anche dato notizia dell'evento sul sito http://www.arcipikkia.it/ ) per la sensibilità e disponibilità dimostrate e per il contributo a questo fondamentale processo di democratizzazione in favore dei militari.

ALESSANDRO CALABRESE
Coordinatore precongressuale della Sezione Ficiesse di Busto Arsizio
lunedì 7 gennaio 2008

http://www.ficiesse.it/

6 dicembre 2007

Assemblea Generale della Sinistra e degli Ecologisti


Roma l’8 e 9 dicembre 2007
Nuova Fiera di Roma – Ingresso Est
Via Alexandre Gustave Eiffel

Domenica 9 dicembre, dalle ore 9.30, l’Assemblea si svolgerà tutta in plenaria e sarà idealmente divisa in due momenti. Una prima parte nella quale interverranno “testimonial” qualificati e interlocutori sui temi dei forum. Nella seconda parte, invece, interverranno i quattro segretari dei movimenti politici. Verrà assunta una “Carta di valori e di principi”, presentato il simbolo unitario e lanciata una grande consultazione di massa sulle idee e sui valori della Sinistra.

L’appuntamento è fissato per le ore 14.00 di sabato 8 dicembre nel padiglione 10, i lavori si svolgeranno in 8 forum tematici:
1. Lavoro, economia, welfare
2. Libertà, diritti, laicità
3. Disarmo, cooperazione, Europa
4. Democrazia, rappresentanza, partecipazione, questione morale
5. Ambiente, clima, territorio
6. Conoscenza, innovazione, ricerca
7. Lotta alla mafia, criminalità, legalità
8. Migranti e cittadinanza

Ciascun forum sarà guidato da un uomo e una donna, dirigenti politici, e facilitato da due intellettuali anch’essi un uomo e una donna.

1 dicembre 2007

1 dicembre: le ragioni dell'acqua in piazza


Manifestazione nazionale h 14,30 Piazza Esedra - un appuntamento per tutte le vertenze territoriali.

di Marco Bersani - Attac Italia

Sabato 1 dicembre il popolo dell’acqua chiama tutte/i a Roma per una grande manifestazione nazionale per “ripubblicizzare l’acqua e difendere i beni comuni”.
E’ questa la prossima tappa di un percorso nuovo e originale che in questi anni ha attraversato il Paese per affermare l’acqua come bene comune e diritto umano universale, per lottare contro la sua mercificazione e privatizzazione, per ricostruire, a partire dall’acqua e dai beni comuni, un nuovo legame sociale dal basso e una nuova democrazia.

Un popolo formato da decine di esperienze e mobilitazioni territoriali, accompagnate da un costante lavoro di sensibilizzazione sociale; un insieme di attivisti provenienti da comitati locali, associazioni religiose e culturali, reti no global e di movimento, gruppi sociali ed ecologisti, organizzazioni sindacali e politiche.
Un popolo che ha saputo collegare le esperienze nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua per aprire una vera vertenza nazionale, incidendo sull’agenda politica.

Per sei mesi – da gennaio a luglio - l’intero Paese è stato attraversato dalla campagna di raccolta firme in calce alla legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, per la sua gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali, per la tutela di un bene essenziale a beneficio di questa e delle generazioni future.
Una battaglia di civiltà, che si colloca all’interno delle battaglie dei movimenti sociali che, in particolare nel Sud del mondo, lottano contro le multinazionali e per affermare il diritto all’acqua e alla vita, dalla Bolivia all’Uruguay, dal Sudafrica all’India.

406.626 sono state le firme raccolte in tutte le regioni d’Italia e consegnate il 10 luglio al Presidente della Camera dei Deputati.

Alcuni risultati sono stati nel frattempo raggiunti: la legge d’iniziativa popolare ha iniziato il suo iter di discussione alla Commissione Ambiente della Camera il 3 ottobre scorso e, nel frattempo, la richiesta di moratoria su tutti gli affidamenti nuovi e in corso a qualsiasi tipo di SpA, inserita nel decreto fiscale collegato alla Legge Finanziaria, è stata convertita in legge al Senato ed ora sta affrontando il passaggio alla Camera.
Sono risultati importanti, che segnano la capacità di incidenza politica di un movimento che ha saputo fare dell’autonomia politica e dell’attenzione ai contenuti la propria bussola di direzione.
Ma sono risultati ancora insufficienti. Occorre invertire la rotta, occorre battere gli interessi forti e trasversali che continuano a considerare l’acqua e i beni comuni il terreno della valorizzazione finanziaria, il luogo della massimizzazione dei profitti, il mercato primo dei capitali finanziari.. Interessi che continuano ad agire nei territori, attraverso le accelerazioni nelle aggregazioni di multiutilities sempre più grandi e nel Parlamento, attraverso norme surrettizie inserite nella Legge Finanziaria che rimettono in sella il contestatissimo DDL Lanzillotta di privatizzazione dei servizi pubblici locali (art. 46 bis), o che obbligano i Comuni a mettere in vendita le proprie quote di partecipazione societaria (art. 85 re 87).

Occorre invertire la rotta portando in piazza le ragioni dell’acqua. Per chiedere l’approvazione definitiva della moratoria, per chiedere la veloce approvazione della legge d’iniziativa popolare, per esigere misure in favore del risparmio idrico e dell’unica grande opera pubblica che ci piace, il riammodernamento degli acquedotti e delle reti idriche su scala nazionale.

Ma in piazza, assieme alle ragioni dell’acqua, vogliamo portare le ragioni della democrazia. Le ragioni dei tanti territori che lottano in difesa dei beni comuni, dei diritti sociali e contro tutte le mercificazioni e che stanno sperimentando nuove forme di partecipazione dal basso, di riappropriazione dei beni sociali, di costruzione della democrazia come partecipazione diretta e rimessa in discussione dei luoghi della decisionalità politica.

Quella che oggi è in crisi non è la politica. Perché, se per politica si intende l’azione comune per la difesa dei diritti collettivi, oggi il Paese è attraversato da un’ondata di buona politica. Quella di chi lotta contro le grandi opere che devastano il territorio e propone progetti di mobilità alternativa; quella di chi resiste alla proliferazione di centrali e inceneritori che minacciano la salute e propone un altro modo di produrre e consumare, quella di chi si oppone alle servitù militari, difendendo il territorio e reclamando l’uscita della guerra dalle relazioni sociali; quella di chi lotta per i servizi pubblici, per lo stato sociale e contro la precarizzazione del lavoro e della vita.
Quella che oggi è in crisi è la rappresentanza. Che non può più essere delega, ma deve fondarsi sulla partecipazione democratica e sulla sovranità delle comunità locali in difesa dei beni comuni naturali e sociali.

Come hanno capito centinaia di enti locali, che hanno approvato delibere a sostegno della legge e della ripubblicizzazione dell’acqua, che stanno costituendo coordinamenti regionali (i primi in Puglia, Lombardia e Piemonte) e che parteciperanno con il popolo dell’acqua alla manifestazione nazionale.

“O la borsa o la vita” intimavano secoli or sono i briganti ai viandanti che per sventura incappavano nel loro percorso. “O la Borsa o la vita!” intimano oggi meno romantici e ben più feroci filibustieri del capitale finanziario.

Si tratta semplicemente di scegliere la vita.
Tutti assieme, la vita.


Fonte: http://home.rifondazione.it/

Info: Forum Italiano dei Movimenti per L'Acqua

27 novembre 2007

28/11/2007: giornata Antifascista in memoria di Benedetto Petrone


Mercoledì 28 novembre ricorrerà il 30° anniversario dell'omicidio fascista di Benedetto Petrone, il giovane diciottenne comunista della FGCI che nel 1977 fu ucciso da una squadraccia del MSI durante una manifestazione.

Malgrado diverse difficoltà, nella primavera 2008 probabilmente uscirà il documentario "Memoria di una generazione - Da Benedetto Petrone ai giorni nostri" da un'idea di Rosemary Chimirri (producer della OZ Film) e Raffaele Petrone (nipote di Benny), diretto da Francesco Lopez (regista e fondatore della OZ Film).



24 novembre 2007

Contro la violenza sulle donne - Manifestazione nazionale

Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti.
E’ una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza contro le donne avviene principalmente all’interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
Ricordiamo che l’aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna.
La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica.
Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale.
Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l’autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.

Per firmare l’appello
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17 novembre 2007

La storia siamo noi

Perché un evento storico come la mobilitazione contro il G8 del 2001, di straordinaria potenza e di innovazione delle forme di partecipazione politica, non venga riscritto nelle aule di tribunale.

Per impedire che 25 persone a Genova e 13 a Cosenza paghino, con secoli di carcere e milioni di euro, la volontà di rivalsa sul fatto che 300.000 persone scesero in piazza nel 2001 contro i padroni del mondo.

Perché questi processi con imputazioni assurde e anacronistiche come il reato di "devastazione e saccheggio" e con le loro prossime sentenze, non diventino un'ipoteca sulla libertà di manifestare di tutti i movimenti.

Perché Genova, come nel 2001, si faccia portatrice di un mondo senza frontiere, contro ogni forma di razzismo, contro politiche securitarie ed espulsioni di massa che mettono a rischio le libertà di tutti.

Le promozioni di De Gennaro e di molti altri dirigenti delle forze dell'ordine coinvolti nei fatti di Genova, la sicura prescrizione dei processi contro i poliziotti imputati per il massacro della scuola Diaz e le torture della caserma di Bolzaneto, l'archiviazione del processo per l'omicidio di Carlo Giuliani, così come la bocciatura della commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'ordine pubblico in quelle giornate, rappresentano un'ulteriore offesa ai movimenti e uno schiaffo alla città di Genova.

Invitiamo a ripartire da Genova per mobilitarci contro chi devasta la nostra storia e saccheggia le nostre vite.

Fonte: http://www.rifondazione.it/

Links utili, per sapere: http://www.piazzacarlogiuliani.org/ , http://italy.indymedia.org/features/genova/ , http://www.veritagiustizia.it/ , http://www.ngvision.org/mediabase/166 , http://g8-tv.org/