13 agosto 2008

Ecco perchè vi dico Bolivia e Venezuela sono la speranza


Frei Betto
*
A luglio sono stato in Venezuela e in Bolivia. Due paesi governati da figure politiche singolari in cerca di alternative al neoliberismo: Ugo Chavez e Evo Morales. Entrambi eletti democraticamente (Chavez rieletto).
Una primavera politica è in corso in America Latina. Dopo decenni di dittature militari ( made in Usa ) e governi neoliberisti corrotti ( made in Washington Consensus ) - Collor in Brasile, Menem in Argentina, Fujimori in Perù, Andrés Pérez in Venezuela e Sànchez de Losada in Bolivia - gli elettori scelgono di eleggere politici di estrazione sociale popolare e/o identificati con movimenti sociali progressisti.
Sono stato a Barquisimento, capitale musicale del Venezuela, invitato dall'Università Politecnica. Ho partecipato a un seminario sull'estensione dell'accesso universitario come forma di solidarietà con i settori della popolazione emarginati o esclusi.
Ho incontrato una nazione divisa. Chàvez incarna, per alcuni, il messia, per altri, il diavolo. Il primo gruppo parla entusiasta delle organizzazioni "comunali" (versione venezuelana del bilancio partecipativo) e della crescente interazione tra società civile e potere pubblico. Riconosce un miglioramento nei salari, nel consumo di beni durevoli (soprattutto automobili) e nei servizi di salute, educazione e costruzione di abitazioni popolari. Seduto sui suoi barili di petrolio (il Venezuela è il secondo esportatore verso gli Stati Uniti dopo l'Arabia Saudita) il paese si dà il diritto di promuovere grandi investimenti nelle sue infrastrutture.
Il ripudio verso Chàvez viene da una oligarchia che, grazie ai petrodollari e alla corruzione, faceva di Miami la sua capitale. E viene anche da settori della classe media, irritati per il problema frequente della scarsità di prodotti di prima necessità e dell'inflazione annua che arriva al 21%.
L'opposizione, accompagnata dai vescovi cattolici, accusa Chàvez di "cubanizzare" il paese, per il gran numero di medici e professori cubani inclusi in programmi sociali diretti ai più poveri. Sono infastiditi anche della retorica presidenziale centrata sulla rivoluzione bolivariana " rumbo al socialismo del siglo XXI ".
A La Paz ho partecipato ad un incontro di intellettuali e artisti, di vari paesi, sull'unità e sulla sovranità della Bolivia. Erano presenti alcuni ministri della cultura di paesi latino americani, compreso Juca Ferreira (Brasile) che adesso occupa il posto lasciato da Gilberto Gil. Siamo stati con Evo Morales, abbiamo approvato una dichiarazione di appoggio al suo governo che, il 10 di agosto sarà sottoposto a un referendum revocatorio (l'articolo di Frei Bettoè datato 8 agosto 2008, N.d.R. ). Il referendum revocatorio è uno strumento sommamente democratico (adottato anche in Venezuela) che obbliga il presidente, in pieno mandato, a sottomettersi al giudizio dell'elettorato. L'intera nazione si trasforma in un grande scenario di dibattito rispetto al governo.
Morales è una figura singolare. Appartiene all'etnia aymara, è un leader indigeno diventato dirigente sindacale. In un paese di nove milioni di abitanti, un terzo dei quali vive all'estero in cerca di migliori condizioni di vita, Morales cerca di far riappropriare la Bolivia delle sue fonti energetiche, come il gas e dei minerali preziosi, finora sfruttati dalle multinazionali, compresa Petrobras (l'industria pubblica del petrolio brasiliano, N.d.R. ).
Chàvez e Morales affrontano la grande sfida storica di promuovere riforme strutturali nei loro paesi attraverso una via democratica e pacifica. Entrambi soffrono pressioni costanti della Casa Bianca e dell'oligarchia locale. In Bolivia esiste un forte movimento per l'autonomia di alcune regioni, con nitide tendenze separatiste (appoggiate dal governo statunitense).
Tanto a Chàvez come a Morales si impone l'esigenza-urgente di dare consistenza all'organizzazione e alla mobilitazione popolare, ai loro partiti politici e, soprattutto, al progetto di nazione che tentano di costruire, la qualcosa oggi, si presenta confusamente con una retorica di sinistra che i poveri non capiscono, la classe media teme e i ricchi ripudiano.
In Brasile il governo Lula ha scelto una via di sviluppo senza inflazione fuori dal controllo e con una forte inclinazione sociale, attraverso politiche compensatorie (e non emancipatorie) come la "borsa famiglia", del tutto all'interno del solco del neoliberismo. In Venezuela e in Bolivia la scelta è stata rompere questo solco e promuovere riforme strutturali in modo da poter costruire un modello di società con minori diseguaglianze e più partecipazione popolare.
Il futuro è imprevedibile. Una cosa, però, è ovvia: in nessuna altra parte del mondo c'è tanta speranza, tanta ricerca di alternative, tanta utopia come, oggi, in America Latina. Si spera che il sogno si trasformi in realtà.

* Tratto da: http://alainet.org
Agenzia indipendente d'informazione sull'America Latina
Fonte: http://www.liberazione.it/ , 10/08/2008

4 agosto 2008

VII Congresso PRC - Ginosa, 29/06/2008


Risultati:

Votanti: 30
Doc 1 "Rifondazione comunista in movimento": 4
Doc 2 "Manifesto per la Rifondazione": 26
Doc 3 "Dall'appello di Firenze alla mozione dei 100 Circoli": 0
Doc 4 "Una svolta operaia per una nuova Rifondazione comunista": 0
Doc 5 "Disarmiamoci: liberi/e, pacifici/che per un congresso di discontinuità e radicalità": 0
Astenuti: 0

Comitato direttivo:
Damiano Pollicoro, segretario
Norberto Trentadue, tesoriere
Paula Maria Luca
Francesco Santamaria
Cristina Natale
Maddalena D'Abramo
Vito A. Indino, resp. Giovani Comunisti/e

Delegati/e congresso provinciale - Taranto, 11-12/07/2008:
Damiano Pollicoro, doc 2
Paula Maria Luca, doc 2
Nicola Cellamare, doc 2
Cristina Natale, doc 2
Norberto Trentadue, doc 2
Gabriele Cellamaro, doc 1

Designati:
Paula Maria Luca, delegata congresso nazionale
Damiano Pollicoro, membro Comitato politico federale
Gabriele Cellamaro, membro Comitato politico federale
Norberto Trentadue, membro Collegio federale di garanzia

Documenti finali - Chianciano, 24-25-26-27/07/2008:
"Ricominciamo: una svolta a sinistra" - documento politico approvato dal congresso nazionale (sintesi politica delle mozioni 1, 3, 4, 5 presentata da Giovanni Russo Spena)
"Rifondazione per la sinistra" - documento politico respinto dal congresso nazionale (mozione di minoranza presentata da Gennaro Migliore)


2 agosto 2008

Taranto, Ferrero all'Ilva: "Non possiamo non ricominciare da qui"

Il segretario del Prc incontra i metalmeccanici in vertenza: «Stiamo con voi»
di Fabio Sebastiani, Liberazione
Taranto (nostro inviato)

Si ricomincia da qui: dai cancelli dell'Ilva di Taranto, la fabbrica più inquinata d'Europa, da questo impatto di rabbia e disperazione; dal quartiere Tamburi, dove non c'è portone senza il suo bel carico di morti per cancro o mesotelioma; alle voci e dai volti di tanti lavoratori delusi, giovani e meno giovani: «dalla destra e d
alla sinistra», urlano, facendo scorrere il badge che apre "le porte dell'inferno".

Si ricomincia da qui:
dalla realtà operaia che attraversa tutte le epoche e sembra non cambiare mai d'aspetto. Gli ultimi dati sui profitti dei Riva raccontano che il margine operativo lordo, l'indice che misura i profitti prima delle imposte, è praticamente il doppio di tutte le busta paga delle 12mila tute blu. Forse un'impresa siderurgica non ha mai guadagnato tanto come in questo caso.

Sono passate da poco le due del pomeriggio, il neosegretario di Rifond
azione comunista Paolo Ferrero con i volantini sotto il braccio sta davanti al "cancello D". Il sole picchia impietosamente. A complicare le cose ci sono due incendi a poca distanza da qui che sprigionano un fumo denso e nero. Non ci vuole molto ad entrare nel confronto duro con i lavoratori che imboccano il cancello alla spicciolata e ributtano in faccia a Rifondazione comunista tutti i fallimenti dell'esecutivo Prodi. E, grazie all'equazione del "siete tutti uguali" che risuona in ogni alterco, anche dell'esecutivo Berlusconi. Già, perché come raccontano alcuni dipendenti dell'Ilva iscritti al Prc, davanti alle macchinette del caffè o negli spogliatoi si sente parlare solo di quanto Berlusconi pensi esclusivamente ai suoi interessi. Ferrero si è soffermato a parlare con loro, sottolineando di essere stato «per sette anni operaio della Fiat e di essere stato sempre al fianco degli operai». Ma il discorso del Prc sul "ricominciamo" non può partire da lì. Non puoi dire a un lavoratore che la situazione non va perché lui ha votato a destra.

Il punto vero oggi è l'Ilva, la sua nocività, i bassi salari, la precarietà dilagante. «E' l'intera vicenda della città», dice Ferrero. Sulla stampa locale è comparsa la lettera che Nichi Vendola ha mandato a Berlusconi proprio sull'emergenza ambientale a Taranto. «Bene - commenta Ferrero - ha fatto proprio bene». «I guadagni dell'Ilva sono talme
nte tanti che serviranno sia a risanare l'ambiente che a mettere in sicurezza gli impianti e, infine, a dare salari più alti ai lavoratori», aggiunge. Il sindacato sta per aprire all'Ilva una vertenza importante, quella per il rinnovo per il contratto aziendale. La richiesta piuttosto alta, circa 300 euro. E questo, paradossalmente, non rassicura i lavoratori, per i quali un imprenditore così generoso deve ancora nascere. «Siamo qui per intrecciare le lotte, in autunno contro i provvedimenti del governo Berlusconi e il tentativo di Confindustria di azzerare il contratto nazionale. Dobbiamo prendere i soldi da chi li ha e redistribuirli», dice Ferrero nel confronto con i lavoratori.

«All'Ilva ci sono salari bassi, precarietà altissima e un numero di incidenti pazzesco. - ha continuato il segretario del Prc - È la dimostrazione di una situazione di sfruttamento enorme che si può cambiare. Saremo con i lavoratori nel fare la vertenza aziendale. Il lavoratore chiede 300 euro di aumento e ha ragione. E noi veniamo a dargli il nostro aiuto».Ogni tanto però rispunta fuori la politica «sì è vero - ammette il segretario del Prc - abbiamo praticato troppo le istituzioni e poco i posti di lavoro». «Cosa avete fatto per noi?», chiedono a brutto muso i lavoratori. «E la legge sull'amianto?», si sente domandare in tutti gli interventi. «Sono sempre stato di destra - dice un lavoratore - ma poi ho votato Prodi. Ed ecco il risultato». «Datevi una regolata», fa un altro, «Non pensate solo all'Alitalia». «Se ci sono tante critiche - commenta Ferrero - allora vuol dire che della svolta c'era bisogno». «Il punto, oggi, è entrare in sintonia con quanti ti dicono che destra e sinistra sono tutti uguali», aggiunge. La metafora dello "sporcarsi le mani" qui a Taranto potrebbe suonare scontata e anche un po' lugubre.

Il desolforato ridipinge i muri dei palazzi e le pareti delle stanze. Tra Taranto e Brindisi, dicono le statistiche, viene prodotta il 75% della diossina di tutta l'Europa. «Basterebbe fare un volantinaggio più frequente, portare "Liberazione" di tanto in tanto», sottolinea un compagno. «Non è certo il massimo, ma almeno i lavoratori si sentirebbero meno soli». Ai "tempi d'oro" dell'Ilva si vendevano 2.500 copie de "l'Unità" e la sezione del Pci aveva 800 iscritti. Al Tamburi che oggi ha circa 20mila abitanti e non nasconde certo il suo volto proletario, vengono eletti tre consiglieri comunali e uno provinciale.

Tra autobus che strombazzano e automobili che intasano l'entrata del parcheggio, il "cancello D" a poco a poco torna squallido e solitario. Ma è solo la pausa tra chi entra e la nuova ondata di lavoratori che sta per uscire. Quasi nessuno ha voglia di parlare, ma Ferrero è sempre lì col suo bel pacco di volantini. I volti stravolti dalla stanchezza, gli abiti intrisi di sudore, le tute blu sfilano una ad una e il volantino se lo finiscono di leggere lungo i cento metri che le separano dal piazzale.

Un paio accettano di parlare delle condizioni di lavoro lì dentro. Le buste paga sono da fame e raramente sopra i 1.300 euro. Se l'asticella, come si dice, in qualche mese è un po' più alta è solo grazie agli straordinari, volontari oppure imposti. La prima malattia delle tute blu dell'Ilva è il super lavoro. I turni doppi sono la normalità. Il ricatto, del resto è totale. Anche perché con il sistema del sottoinquadramento è facile per la direzione ottenere ciò che vuole. L'operaio, in pratica, viene retribuito con un livello che non corrisponde mai alla mansione effettivamente svolta. E nessuno fiata. Del resto, in una situazione dove i lavoratori dichiarano di iscriversi alla Uilm, perché essendo il sindacato più vicino alla direzione è anche quello che dà maggiori garanzie cosa altro si può fare se non venire qui davanti e discutere a tu per tu?
01/01/2008
http://home.rifondazione.it/

31 luglio 2008

Documento politico

Il circolo di Ginosa del partito della Rifondazione Comunista con il presente documento intende esprimere il proprio dissenso riguardo lo stato di emergenza dichiarato dal governo attuale sulla questione immigrati.
Pensiamo che questo atto da parte del governo non porti nessun beneficio alla popolazione italiana, anzi contribuisce ad acuire i conflitti che purtroppo esistono già tra la popolazione italiana e i migranti.
La sensazione che questo provvedimento sia stato preso al fine di gettare fumo negli occhi dei cittadini è forte e pertanto facciamo appello a tutte le forze politiche democratiche, associazioni e società civile affinché si uniscano a noi nel condannare con veemenza il provvedimento in questione, che, ci riporta indietro di settanta anni e che, sicuramente, segna un punto a sfavore nel naturale processo di crescita civile della società italiana.
Inoltre lo stato di emergenza dichiarato va in contraddizione con i tagli che questo governo sta operando a livello di risorse alla giustizia, ( citiamo ad esempio il caso di Lucera dove si è operata una riduzione del numero dei magistrati da cinque a uno) e arriva in un momento in cui la nostra Regione sta per approvare un provvedimento che garantisce l’assistenza sanitaria agli stranieri che vivono e lavorano in Puglia.
I migranti sono una risorsa della nostra società sia dal punto lavorativo che dal punto socio-culturale, quindi avvallare questo modo di governare va in contraddizione rispetto alla direzione di globalità che la società attuale assume ogni giorno di più.
Partito della Rifondazione Comunista
Sez. “E. Berlinguer” - Ginosa

30 luglio 2008

Prossimi appuntamenti con il compagno Ferrero


Il neoeletto segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, ex Ministro della Solidarietà Sociale, farà il suo primo intervento pubblico davanti ai cancelli dell'ILVA di Taranto, luogo simbolo dell'alienazione, della precarietà e dell'insicurezza. Ferrero incontrerà i lavoratori giovedì 31 luglio alle ore 14 davanti ai cancelli della "portineria D".

Alle ore 17.30 della stessa giornata, presso il Salone degli Stemmi della Provincia di Taranto, si terrà l'iniziativa pubblica sul tema "Ripartiamo da Rifondazione Comunista per una grande sinistra di alternativa e di popolo"

Venerdì 1 agosto, dalle ore 12, forum online con il compagno Paolo Ferrero.
Per intervenire nel forum è necessario essere registrati. La registrazione si può effettuare da venerdì 1 agosto (cliccare "Registrati" e seguire le indicazioni, la registrazione sarà completa dopo la verifica inviata all'indirizzo email da voi segnalato). E' possibile porre domande solo durante l'orario previsto: venerdì 1 agosto 2008 dalle ore 12, cliccando "NuovoTopic".
Per accedere al forum clicca qui, oppure visita il seguente sito: http://home.rifondazione.it

28 luglio 2008

Paolo Ferrero è il nuovo segretario nazionale del PRC


Il Comitato politico nazionale del Prc, riunitosi subito dopo la conclusione dei lavori del congresso, ha eletto, con 142 voti a favore, il nuovo Segretario del Partito: il compagno Paolo Ferrero.

Pubblichiamo il documento politico "Ricominciamo: una svolta a sinistra" approvato dalla maggioranza (342 voti a favore su 646) della platea congressuale.

26 luglio 2008

Genova 2001: in Italia la legge non è uguale per tutti


da
Indymedia Liguria
Un altro 20 luglio, l'ennesimo anniversario della rabbia per quelle giornate di sangue del 2001. Quest'anno però la situazione è diversa: al vedere quasi la fine dei percorsi legali si sommano gli sterili contentini e le amare delusioni che la giustizia italiana consegna a chi tenta di esprimere il proprio dissenso.
Se a novembre dell'anno scorso si apprendeva con rabbia che dopo i pestaggi subiti, l'assassinio e il “terrore cileno”, non rimaneva che “pagare caro, pagare tutto”, dai danni patrimoniali a quelli d'immagine, il 14 luglio 2008 prendiamo atto della sadica solidarietà tra giurisprudenza e forze dell'ordine, tra giudici e criminali in divisa. In Italia allora, stando alle sentenze, esistono ufficialmente i vandali, che devastano e saccheggiano, ma non c'è traccia di torturatori o di sicari di Stato; troviamo solo varie sbiadite figure che abusano (abuso d'ufficio – tra l'altro reputato inesistente a Bolzaneto -, abuso di potere, ecc.) o che mentono. Il nostro è uno Stato che ha paura di sfigurare per i fatti compiuti da cittadini (molti dei quali stranieri), piuttosto che dai comportamenti incivili di un proprio organo come le forze dell'ordine.
Nonostante l'impianto accusatorio dei PM che denunciavano le violenze e le torture accadute all'interno della Caserma di Bolzaneto durante le giornate del G8 del 2001, la verità emersa dalle testimonianze delle vittime di Bolzaneto è stata solo parzialmente riconosciuta: le pene per 15 su 45 inquisiti sono state lievi. Lievi erano state le richieste, ancora più lievi sono state le condanne.
Ora, nemmeno troppo metaforicamente, ci ritroviamo come asini tra il bastone e la carota: il bastone della caserma di Bolzaneto infatti lo abbiamo appena ricevuto. E se il 21 luglio 2001 “avete fatto i bravi”, e invece che in caserma eravate a scuola, potrete aggrapparvi alla carota giudiziaria e sperare (nemmeno tanto) sulla sentenza definitiva riguardante la mattanza della Diaz. Giovedì 17 luglio i pm Zucca e Cardona Albini hanno reso note le richieste delle condanne per i superpoliziotti: 109 anni e 9 mesi in totale, con reati che vanno dall'abuso d'ufficio alle calunnie e percosse.
A settembre sapremo se ci sarà concesso mangiare la carota, o se ci procurerà anch'essa dei lividi.
http://liguria.indymedia.org/

11 luglio 2008

Lettera aperta del compagno Vendola a Berlusconi sugli incidenti sul lavoro


Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,ancora una volta la Puglia ha pagato un prezzo inaccettabile con tre morti sul lavoro in due giorni. Altrettanto è accaduto e continua ad accadere nelle altre Regioni d’Italia.Il Presidente della Repubblica, nell’esercizio della sua altissima funzione, ha ripetutamente richiamato l’intera collettività nazionale affinché ognuno e ognuna prenda coscienza dell’intollerabilità del fenomeno e per la parte che compete operi per rimuoverne le cause.Noi sappiamo che le cause sono complesse, intrecciandosi episodi di ignoranza dei rischi connessi allo svolgimento dell’attività produttiva, di ignobile sfruttamento e noncuranza per il valore della vita umana, di cattiva organizzazione del lavoro, con tempi e ritmi insostenibili che favoriscono l’errore umano in nome del profitto. Sappiamo che se il lavoro dipendente è la principale vittima, non ne è l’unica, poiché proprio in Puglia quest’anno anche artigiani, coltivatori, lavoratori autonomi sono stati vittime, talora insieme ai propri dipendenti, di eventi luttuosi.Sentiamo, e crediamo che anche Lei debba sentire, tutta l’urgenza di un’opera straordinaria, fattiva e concorde, delle istituzioni pubbliche, in uno con le parti sociali, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali, per limitare e per quanto possibile debellare il fenomeno delle morti sul lavoro.Quest’opera è già avviata.Ne sono prova il Testo Unico sulla sicurezza (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81), gli accordi tra Stato e Regioni in tema di formazione alla sicurezza e di Patto per la Salute nei luoghi di lavoro, i protocolli promossi dal Governo Prodi per far operare concordemente le differenti istituzioni preposte nelle situazioni che l’esperienza denunciava come di maggiore pericolo per l’incolumità di chi lavora (tra cui quello stipulato per l’ILVA di Taranto), le misure attuative prese dalle singole Regioni, compresa quella che ho l’onore di presiedere, e per quanto ci riguarda voglio segnalarLe il piano per le assunzioni e il potenziamento dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, dipendenti dalle Aziende Sanitarie Locali.Ma alla stessa ispirazione si deve ricondurre la forte iniziativa di contrasto al lavoro nero, sede di tanti infortuni anche mortali per il nullo rispetto delle regole che ivi si realizza; iniziativa che ha caratterizzato lo sforzo concorde del legislatore nazionale, di quello regionale - ho l’orgoglio di poter dire che la Puglia ha in questo campo un ruolo di avanguardia - e delle parti sociali negli ultimi due anni.Le debbo segnalare che a mio giudizio le iniziative annunciate dal Ministro del Lavoro on. Sacconi nelle competenti sedi parlamentari - non mi riferisco alle polemiche mediatiche giornalistiche, che rappresentano purtroppo da tutte le parti una degenerazione frequente della politica attuale, ma al programma esposto nell’audizione alla XI Commissione della Camera dei deputati lo scorso 10 giugno - vanno nella direzione sbagliata.È ben vero che dovrebbe esistere, come ha ricordato l’on. Sacconi, un diritto fondamentale alla salute e sicurezza. Proprio per questo, l’ipotesi di modifiche al Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, una normativa che da troppi anni si attendeva, e che è entrata in vigore appena il 1° maggio scorso, ci appare un segnale sbagliato, al di là della legittimità di critiche e dissensi su qualche punto di essa che anche noi potremmo muovere. Soprattutto se, come è nelle dichiarate intenzioni del Suo Governo, esse dovessero riguardare l’ammorbidimento delle sanzioni attualmente previste per gli inadempimenti degli obblighi che in via preventiva consentono di cooperare per la creazione di ambienti di lavoro più sicuri. Né ci pare ipotizzabile che le istituzioni pubbliche facciano un passo indietro, come propone il Ministro Sacconi, sul terreno della salvaguardia della vita, dell’integrità fisica e della personalità morale di chi lavora, per delegare ad altri funzioni naturalmente ed esclusivamente proprie, fossero pure questi altri le istituzioni liberamente create dalle parti sociali.Ancora, non condividiamo l’indebolimento della responsabilità dei committenti, poiché è proprio nella catena degli appalti che si annidano molti infortuni.Le ribadisco invece l’urgenza dei provvedimenti attuativi del Testo Unico, già espressa nel documento in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome il 12 giugno scorso. Ma occorre andare oltre.Le faccio dunque una proposta che mi pare significativa e che, voglio crederlo, Lei potrà condividere al di là delle opposte concezioni politiche che ci separano: aggiungiamo, aggiunga lo Stato, una posta straordinaria, aggiuntiva al Fondo Sanitario Nazionale, esclusivamente dedicata ai Servizi di Prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, ed esoneri le assunzioni compiute con questi fondi dai limiti numerici e finanziari vigenti e da quelli che il Suo Governo ha già annunciato, per bocca del Ministro Brunetta, con l’obiettivo di aumentare del 50% i controlli attualmente previsti (verifiche ispettive almeno nel 5% delle unità locali, 250.000 interventi ispettivi all’anno in Italia).Le Regioni - sicuramente la mia - possono fare la loro parte stanziando altrettanto per un piano straordinario di formazione alla sicurezza, che coinvolga, in generale ma con particolare attenzione ai rischi specifici (quanti altri morti dentro cisterne dovremo vedere?), sia i lavoratori dipendenti - in primo luogo valorizzando le funzioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) - sia i datori di lavoro, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese.Non faccia cadere nel vuoto questo appello che pubblicamente Le rivolgo.Diamo un segno di rispetto alle famiglie delle vittime, a chi ha visto così crudelmente strappata la propria vita. Facciamo sì che i lavoratori e lavoratrici sentano la fattiva partecipazione delle istituzioni pubbliche alla tragedia che con insopportabile ricorrenza li colpisce.Attendo la Sua risposta. La Puglia farà in ogni caso tutto quel che è nelle sue possibilità.
Nichi Vendola

10 luglio 2008

Lettera aperta...

Pubblichiamo questa lettera a firma di un compagno di Taranto, tenendo presente che non tutti i compagni della sezione di Ginosa hanno approvato la pubblicazione di questo post!

LETTERA APERTA A
RIFONDAZIONE COMUNISTA

“COMPAGNO VOCCOLI, ADESSO BASTA”.
Scrivo da neo-iscritto a Rifondazione Comunista (tessera 96902) ma militante da 40 anni, (con e senza tessera), della sinistra comunista italiana a partire da quella extra-parlamentare, - allora proprio come oggi -, degli anni ‘70, per denunciare e rimarcare un clima di intollerabile violenza, morale e politica, che ha contrassegnato l’ultimo congresso cittadino di Rifondazione Comunista.
I toni trionfalistici apparsi sulla stampa recentemente, sono del tutto inaccettabili e fuorvianti (il Quotidiano vada a chiamare “YES MAN” qualcun altro perché la prossima volta io lo querelo), e quello che non si dice è che l’ineffabile compagno Voccoli ha impedito ad oltre 40 nuovi iscritti a Rifondazione, tra cui oltre al sottoscritto, persone di nota ed antica militanza nella sinistra jonica, cito per tutti Marcello Galati, Roberto Conte, Manila Marraffa ed Angelo Farano, di votare e finanche di intervenire al congresso del Circolo “Guevara” perché le loro iscrizioni non erano state accettate (?) in quanto le tessere pare fossero di provenienza sospetta (??) , come se i compagni non fossero lì personalmente e fisicamente, pronti ad attestare la loro presenza, la loro esistenza e la loro adesione a Rifondazione (che, almeno quelle cittadine, forse non li merita).
Il sospetto che questi 40 compagni siano stati esclusi perchè avrebbero, proprio come il sottoscritto, notoriamente votato per la mozione 2, quella di Vendola per intenderci, è forte.
Ma, malgrado tutta l’amarezza per un partito come rifondazione che si comporta come la peggior democrazia cristiana, quello che più mi sconforta è il clima di conflitto totale, di guerra aperta all’interno di rifondazione, che non già la presenza di più mozioni ma la gestione di esse nella città di Taranto, ha provocato.
Chi scrive è ben consapevole che il segretario provinciale, ligio agli ormai stantii ed ammuffiti – e non da ieri - principi del centralismo democratico, avrebbe preferito l’esistenza di una sola mozione, ma sono proprio le ragioni del confronto, del dibattito e della democrazia che mi separano dal compagno Voccoli; io non ho difficoltà ad apprezare Ferrero ed anche la sua purtroppo breve opera di ministro, e mi dico e dico che nella sua mozione vi sono molti elementi di assoluta condivisibilità, ma non accetto il disprezzo, latente e non, verso chi la pensa diversamente, fino a giungere ad affermazioni, più che paradossali, di critica e disprezzo verso la migliore, in assoluto, esperienza di governo degli ultimi decenni che è quella della Regione Puglia, pur con tutti i suoi fisiologici limiti (?) e problemi: sentire che il compagno Vendola è in cerca di ricollocazioni politiche perché al tramonto del suo mandato, sono cose che fanno male.
Il vezzo della sinistra, quella comunista in particolare, di infliggersi martellate sui testicoli, pare non conosca pause .
Sempre chi scrive non vuole sottolineare che la strabondante vittoria della mozione Ferrero in realtà non esiste (si vedano i dati della provincia nel suo complesso) e neanche che ciò che conta è il dato complessivo nazionale; quello che invece più mi preme è ricordare e sottolineare il mio personale legame con i compagni della sezione Pajetta (75 a 0 per Ferrero) da cui evidentemente mi dividono molte cose
che non ci impediscono di lavorare insieme nell’associazione “Tamburi Anno Zero” che mi onoro poter dire di aver contribuito a creare, e ciò ad emblema di un clima di sereno confronto e crescita di Rifondazione Comunista o di qualunque altro soggetto che ne prenderà il posto; discutere democraticamente e lealmente per trovare la soluzione dei problemi che vanno ben al di là delle anguste mure della Federazione del P.R.C.
Questo, piaccia o meno, è il futuro di rifondazione Comunista; Ciccio Voccoli invece, è il passato, e consentitemi, neanche tanto brillante.
Mino CAVALLO
Iscritto di Rifondazione Comunista
(con buona pace di chi so io)
n. tessera 96902